
Quasi duemila produttori, trattori, bandiere e striscioni hanno animato questa mattina, lunedì 12 ottobre 2026, piazza Prefettura a Bari, trasformando la protesta degli olivicoltori in un accorato appello alle istituzioni.
Al centro della mobilitazione, promossa dal comitato Orgoglio Olivicolo insieme a Confagricoltura Bari-BAT, la profonda crisi del comparto olivicolo-oleario, stretto nella morsa dei prezzi in discesa, delle difficoltà commerciali e dell’accumulo di prodotto invenduto.
La manifestazione ha riunito produttori, frantoiani e rappresentanti delle cooperative agricole provenienti da diverse aree della Puglia, compresa la provincia di Foggia e la BAT. Una mobilitazione che punta a richiamare l’attenzione sul valore economico e sociale di una filiera essenziale per l’identità agricola regionale, ma oggi esposta a rischi sempre più gravosi.
Secondo quanto denunciato dai manifestanti, l’arrivo sul mercato europeo di olio proveniente da Paesi extra-Ue, spesso commercializzato a condizioni più competitive, avrebbe contribuito ad aggravare la pressione sui prezzi dell’olio pugliese. Le quotazioni indicate durante la protesta sarebbero passate dai circa 7 euro al chilogrammo registrati a maggio agli attuali 4 euro, con conseguenze pesanti sulla redditività delle aziende.
Una situazione che, secondo le organizzazioni promotrici, rischia di compromettere la sopravvivenza di numerose attività e di mettere in pericolo fino a 30mila posti di lavoro, considerando la dimensione occupazionale del comparto e le ricadute sull’indotto. In Puglia, stando ai dati richiamati dal comitato, sono circa 16mila le imprese interessate.
«Non chiediamo elemosina, chiediamo dignità»: questo il senso delle rivendicazioni portate in piazza, dove i produttori hanno sollecitato un intervento concreto della politica nazionale e regionale.
Tra le principali istanze figura il riconoscimento dello stato di crisi del settore olivicolo, accompagnato da misure straordinarie a sostegno delle imprese. Gli operatori chiedono inoltre l’attuazione del Documento di accompagnamento olivicolo, maggiori controlli contro le frodi e le pratiche commerciali scorrette, nonché strumenti per favorire il ritiro e lo stoccaggio dell’olio e sostenere i prezzi alla produzione.
Sul tavolo anche interventi finanziari per i frantoi, chiamati a fronteggiare una fase particolarmente delicata, e misure che consentano alle aziende di gestire gli impegni economici senza compromettere la continuità produttiva.
Nel corso della mattinata, una delegazione di manifestanti è stata ricevuta dalla prefetta di Bari, Rossana Riflesso, alla presenza dell’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Paolicelli e di rappresentanti politici. Al centro del confronto, le misure necessarie per affrontare l’emergenza e impedire che le difficoltà attuali si traducano in chiusure aziendali e perdita di occupazione.
La richiesta degli olivicoltori è netta: servono provvedimenti tempestivi, tra cui la sospensione dei contributi previdenziali e delle scadenze relative ai mutui e alle cambiali agrarie, oltre a forme concrete di sostegno economico per le imprese e i frantoi.
La protesta, tuttavia, non intende esaurirsi in una giornata di mobilitazione. In assenza di risposte ritenute adeguate, gli organizzatori hanno prospettato la possibilità di trasferire la manifestazione a Roma, portando direttamente al Governo le istanze della categoria.
La vertenza pugliese pone così una questione che va oltre il destino delle singole aziende: la tutela di una filiera strategica, custode di competenze agricole, tradizioni produttive e occupazione. Per i manifestanti, difendere l’olivicoltura significa preservare una parte sostanziale dell’economia regionale e garantire prospettive alle comunità che vivono del lavoro nei campi e nei frantoi.
Ora l’attenzione si sposta sulle risposte delle istituzioni e sulla possibilità che agli impegni seguano interventi concreti. Perché, dietro ogni litro di olio invenduto, ci sono investimenti, sacrifici e famiglie che attendono certezze sul proprio futuro.
